USA : torture ed abusi , impunita’ per appaltatori in Iraq
A cura di Khaldoun • 7 Febbraio 2008
di Rico Guillermo per l’osservatorio sulla legalita`
Una giovane americana denuncia uno stupro di gruppo, ferimento e imprigionamento in un container da parte di alcuni colleghi. Ma e’ improbabile che i responsabili siano perseguiti o paghino un risarcimento, o che lo paghi la compagnia per la quale la ragazza lavorava, e cio’ perche’ il tutto e’ evvenuto nell’Iraq occupato e i ‘contractor’ (gli appaltatori privati) non sono
soggetti ne’ alla legge militare USA ne’ a quella del Paese ‘ospite’.Jamie Leigh Jones e’ stata ferita, drogata, violentata e imprigionato in un container
da colleghi della Kellogg-Brown-and-Root (ex grippo Hallburton, quello
del petrolio di cui Cheney fu alla guida) nel 2005 mentre lavorava in
Iraq sulla base di un contratto con il Dipartimento della Difesa degli
Stati Uniti. Dopo oltre due anni non ha ancora visto l’inizio di un processo
penale, ne’ lo Stato si e’ preoccupato di risarcirla, visto che la ditta
lavorava per lui, anzi, in sua vece.
Durante la guerra in Iraq, infatti, il governo degli Stati Uniti ha esternalizzato
miliardi di dollari in contratti con imprese private (quello con Halliburton
fu definto dall’FBI la piu’ grande vicenda di corruzione mai vista), lasciando
ai civili alcune delle funzioni essenziali e talora sensibili della guerra,
compresa la sicurezza personale, i progetti di ricostruzione, l’esercizio
e la manutenzione degli armamenti, gli interrogatori e la traduzione durante
gli interrogatori.
La pubblicazione delle foto raffiguranti detenuti iracheni fisicamente e mentalmente abusati nella prigione di Abu Ghraib, provocarono a suo tempo shock e indignazione
in tutto il mondo. Dopo la pubblicazione di quelle terribili immagini,
emersero gravi accuse di coinvolgimento negli abusi da parte di compagnie
militari private che avevano contratti con il governo degli Stati Uniti,
tuttavia l’amministrazione Bush non ha fatto alcuno sforzo per perseguire
i responsabili o per risarcire le vittime.
Nel 2004,
le relazioni degli ufficiali dell’esercito Fay, Jones e Taguba sugli abusi
a Abu Ghraib, evidenziarono che i dipendenti di due societa’ appaltatrici
erano coinvolti in torture e maltrattamenti. Inoltre, dei 20 casi noti
di presunta cattiva condotta messa in atto da civili nella “guerra al
terrore” trasmessi dalla CIA e dal Pentagono al Dipartimento di Giustizia
statunitense per indagini, quest’ultimo ha perseguito un caso, ne ha respinti
due, ed ancora deve esaminare i restanti.
Persino quando, alla fine dello scorso anno, in un’audizione del Congresso il consigliere
generale della Blackwater ha ammesso che uno dei suoi dipendenti avevano
sparato ed ucciso una guardia della sicurezza irachena il 24 dicembre
2006, l’ufficio del Pubblico Ministero degli Stati Uniti del Distretto
di Western Washington si e’ rifiutato di confermare e e’ in corso un’inchiesta
e se le accuse sono depositate.
Anche per il caso di Jamie Leigh Jones, il Dipartimento della Difesa si rifiuta
di sondare le accuse, ed anche ripetute richieste da parte del Congresso
degli Stati Uniti al Ministero della Giustizia si sono scontrate con il
silenzio. Amnesty International ha recentemente chiesto all’opinione pubblica
di scrivere al nuovo ministro della Giustizia, Mukasey, esprimendo il
proprio sdegno per il mancato accertamento dei fatti e per l’ingiustizia subita dalle vittime.
Ma - a parte il fatto che proprio Mukasey e’ al centro di una polemica
per non voler definire la sua posizione riguardo al fatto che il waterboarding
(annegamento simulato) sia una forma di tortura o meno - va considerata
anche la vicinanza politica fra i vertici dell’amministrazione Bush e
quelli delle compagnie interessate dalle vicende.

